08 ottobre 2010

Abominio

Certe storie dovrebbero essere tramandate, scritte da mani compassionevoli, raccontate da labbra femmine.
Ismael e il Sudan.
I suoi primi 37 anni, i suoi fantasmi, 300.000 morti, 4 milioni senza casa, vita, cibo, futuro.

Voce bassa, corpo di pantera, mani da "assassino", cicatrici visibili (e non), ascolto in silenzio senza interrompere.

E' bello, oh se lo e'. Senza dubbio, senza soggettivita', senza confronto.
Fa paura quasi.

Mi serve il guhwah lentamente e non lascia il mio sguardo neanche per un secondo. Mai.
Sono li' senza poter scappare ne' nascondermi. E lo ricambio. Lui sa, sa tutto.
Lo sa dall'odore.
Un sottofondo continuo e profondo di tamburi, la loro musica, le donne cucinano per terra e ridono, i bimbi urlano dal giardino sotto un tramonto arancio brillante.
Io sono l'ospite, l'unica bianca e mi sento nera.
Sono nera. Sono una sopravvissuta. E sono randagia. Sono una profuga.


Eccolo la' il mio talento, mio tormento. Questa passione che mi porta a sentire le cose come se esplodessero dentro.

YOU SHALL RISE...




1 commenti:

nuvoleblu ha detto...

bellissimo video e bella canzone.

Le tue parole come sempre lasciano il segno.